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Arriva Google Profiles: una mossa anti-Facebook

Dipinta come l’anti-Facebook, l’applicazione di Google si perfeziona, unificando ricerca organica e identità di Google. Nel mirino di Mountain View non c’è tanto il mercato del social, quanto conoscere maggiormente i gusti degli utenti, al fine di perfezionare le ricerche, con un targeting dei risultati orientato sui gusti e sul local search.

Il fenomeno è già conosciuto in YouTube, che pian pianino si è trasformato in un grande motore di ricerca video (che comporterà la chiusura anticipata dell’inutile Google Video): una volta che guardiamo qualche video loggati col nostro account (di gmail o YouTube), al prossimo ingresso il sistema ci suggerirà dei video più o meno correlati.

Questo suggerimento è presente anche nella ricerca organica, come segnalato in un altro mio intervento sul carattere universale di Google. Profiles segue la tendenza: provare a marcare i gusti dei navigatori attraverso le loro ricerche e attenzione: gli interessi comuni, i motivi di aggregazione tipici dei siti di social network, come Facebook o MySpace. Comprendere maggiormente i gusti, orientare perciò gli annunci pubblicitari per nicchie o aree di ricerche, sfruttando la corrente di Facebook e perché no? la vanità di ciascuno di noi, che ama cercarsi, trovarsi, contarsi.

google-profiles

In California lo spiegano così: “Molte persone usano Google per cercare se stessi – dichiara Joe Kraus, direttore del product management di Mountain View – tanto per vedere quante e quali informazioni che li riguardano sono accessibili online, e sono di solito scontenti dei risultati. Infatti, la maggior parte degli utenti ha poco controllo su quello che appare su Google, e a volte i risultati della ricerca sono dominati da persone che hanno una grande presenza sul web. Utilizzando Profiles, mettiamo tutti allo stesso livello, e offriamo a tutti la possibilità di scegliere le informazioni che vogliono mostrare”.

In buona sostanza si invita a lasciar perdere la ricerca organica per quanto riguarda la ricerca specifica delle persone, per provarla su Profiles, sul quale non conteranno i normali criteri di posizionamento in vigore nella ricerca organica. Ho provato l’interfaccia di profiles: una volta che Google non ha rintracciato il mio profilo (non l’avevo abilitato), mi ha infatti rimandato alla ricerca organica.

Profiles dunque vuole levare a Facebook non tanto la leadership sui siti di social network e contatti con le persone realmente conosciute, quanto la “quota di mercato ideale” delle ricerche sulle persone. Oggi per cercare un nome, infatti, non si sfrutta più Google, o meglio, è molto più semplice e redditizio cercare sullo strumento “trova amici” di Facebook. La possibilità di gestire un ” profilo” su Google, sfrutta tutte le applicazioni in dote a Mountain View, come Picasa per le foto, YouTube per i video, Maps per i luoghi (”my places”), GTalk per l’instant messaging, Blogger per i blog e via discorrendo. Unificare, universalizzare, conoscere. Per poi orientare la ricerca e i risultati in modo concreto e specifico, con un risvolto positivo anche nell’ambito pubblicitario, che è ciò che interessa veramente a Google. L’obbiettivo di fondo è duplice: aumentare l’uso delle applicazioni di Google (che offrono spazi pubblicitari integrati e targetizzati), conoscere i gusti degli utenti per specifiche tipologie di prodotto.

Il Social Bookmarking è un canale ideale, un passaggio obbligato. E Google non poteva di certo stare troppo lontana da questo mondo, che in sè fatica a produrre ricavi, ma che in prospettiva è validissimo come veicolo promozionale di massa.

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