on 7 maggio 2009 by Marco Nicosia in Facebook, Commenti disabilitati

Il lato oscuro dei social network: gli utenti di Twitter sono «infedeli»

Con Facebook è uno dei luoghi della Rete più frequentati per gli adepti del social networking. Il servizio di microblogging nato tre anni fa e salito alla ribalta delle cronache in occasione della campagna presidenziale di Barak Obabma (che l’ha pubblicamente utilizzato, al pari di altre “celebrità” americane come Oprah Winfrey, Shaquille O’Neal e Britney Spears) è indicato da più parti come il sito Web dell’anno e questo grazie a un’escalation del numero di utenti

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dinaria. A febbraio, stando ai dati Nielsen Online,

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=”tab_art” onclick=”window.location =’/includes2007/frameSole.html?http://twitter.com/’;return false” href=”http://twitter.com/”>Twitter ha raggiunto quota sette milioni di visitatori unici rispetto ai 475mila dello stess

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o periodo del 2008 e stando alle previsioni del suo fondatore diventerà uno strumento di massa a livello globale fra cinque anni.

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Classico esempio di fenomeno del cyberspazio dunque, se non che ieri, la stessa Nielsen Online, ha pubblicato un report secondo cui oltre il 60% degli utenti del microblogging (naturalmente gratuito) ha smesso di farne uso un mese dopo l’iscrizione. La capacità di fidelizzare la propria audience,

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fattore molto importante per un sito di social network, non sembra quindi essere un punto di forza

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per Twitter, con tutti i possibili, e facilmente intuibili, effetti.

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Se due membri su tre abbandonano la community dopo poche settimane che futuro si può prospettare per la community stessa? Fino a quando i nuovi iscritti sosterranno la crescita del sito? E perché la possibilità di scambiarsi e leggere brevi messaggi (da 140 caratteri) on line su computer o dispositivi mobili costituisce per gli internauti del Web 2.0 un passatempo di cui disfarsi in fretta

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? A mettere in ombra la popolarità di Twitter arrivano inoltre i dati (sempre di Nielsen) relativi alle percentuali di “retention”, di mantenimento, degli utenti di Facebook e MySpace, intorno in entrambi i casi al 70% di utenti. Raggiungere i 200 milioni di iscritti di Facebook è quindi pura utopia ma anche il sostenere una crescita stabile diventerà a detta degli esperti un serio problema per Twitter se non alzerà (e rapidamente) il livello di fedeltà della propria audience.

Un servizio utile anche per le aziende

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Una consolazione, non da poco per la verità, per Twitter arriva comunque da uno studio Gartner (“Four Ways in Which Enterprises are Using Twitter”), secondo cui i servizi di microblogging diverranno entro il 2011 una funzione standard per l’80% delle piattaforme di social software e, soprattutto, si dimostreranno funzionali per le attività di business. Appuntare in Rete brevi messaggi ad uso e consumo di altri utenti interessati a riceverli non è quindi visto dagli analisti come una perdita di tempo o un vezzo (magari estemporaneo) di incalliti navigatori del Web, ma anche un utile strumento di lavoro.

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Come? In quattro distinte modalità secondo Gartner. La prima, diretta, riguarda attività di marketing e pubbliche relazioni e contempla il fatto che i post su Twitter possono servire a comunicare risultati aziendali, link a notizie o a siti Web promozionali e per dare risposte (anonime però) a singoli utenti.

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La seconda, indiretta, fa riferimento alla possibilità per gli addetti aziendali di migliorare reputazione e immagine proprie o della realtà in cui lavorano mentre la terza prende in considerazione l’utilizzo interno della piattaforma, per comunicare attività, progetti o idee ad altri dipendenti dell’organizzazione (con tutti i rischi del caso, però, in termini di sicurezza dei dati). Infine la quarta modalità studiata da Gartner, quella della raccolta di informazioni sottoforma di dati relativi a ciò che utenti, concorrenti e altri soggetti dicono di un prodotto o di un’azienda. Twitter, in questo caso, va visto come uno strumento di marketing dal quale avere dei feedback molto rapidi su possibili nuove opportunità di business, prima che queste diventino di pubblico dominio.

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Sempre che l’audience sia adeguatamente fidelizzata.

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di Gianni Rusconi

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