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Internet, pc censurati: gli utenti cinesi si ribellano al governo

10 giugno 2009. Per la prima volta, gli internauti cinesi si sono ribellati alle limitazioni imposte dal governo di Pechino alla libera circolazione delle informazioni su Internet. A scatenare la rivolta è stata una circolare del Ministero dell’industria e della tecnologia informatica che impone a tutti i costruttori di personal computer di dotare gli apparecchi di un software che blocca automaticamente una serie di siti indesiderati. La circolare, la cui esistenza è stata rivelata dal Wall Street Journal, afferma che l’obbligo di montare sui propri pc il software, chiamato Green Dam-Youth Escort, entrerà in vigore dal 1/o luglio.
Sondaggio pubblicato dal Beijing Times - L’83% degli interpellati afferma di ritenere che l’installazione obbligatoria del Green Dam sia una “violazione” della loro privacy. Inoltre, il 74% pensa che comunque non funzionerà e il 93% dichiara di non aver intenzione di pagare un costo addizionale per il software. L’opposizione di gran parte degli internauti cinesi alla nuova forma di censura si è espressa anche in interventi sui blog e le chat-line su Internet e con lettere ai giornali. “Qual è la definizione di contenuto “sgradito”? Perché i cittadini che pagano le tasse devono sostenere il costo dell’ installazione (sui pc) di un software obbligatorio ma privo di senso?”, si è per esempio chiesto un giovane intervenuto sul sito Sohu.com.


Il software - Prodotto dalla Jinhui, è stato già installato su decine di milioni di computer venduti dai produttori cinesi sul mercato interno e nei sistemi di alcune scuole. Ecco quello che ha scritto un insegnante sul popolare blog EastSouthWestNorth: “…siamo stati costretti ad installare questo software, per questo sono venuto su questo sito web, per maledirlo. Dopo l’installazione, è impossibile aprire alcuni dei siti più innocenti… gli studenti amavano i giochi come il 4399 ma non riescono più ad aprirli… un sito chiamato ‘Network News’ è stato bloccato perché ‘pornografico’…”.
Le polemiche - La rivista ufficiale Caijing (Economia e Finanza) ha scritto che imporre l’uso di Green Dam equivale a “buttare via il bambino con l’acqua sporca”. A difendere il nuovo software sono rimasti in pochi, tra cui il fondatore della Jinhui, Bryan Zhang, secondo il quale l’unico obiettivo del software è quello di “proteggere i giovani” dall’esposizione a pericolosi siti pornografici. “Le vacanze estive si avvicinano - ha dichiarato - e molti genitori cinesi si preoccupano di quelle che possono vedere (sulla rete) i loro figli…questo è lo scopo del software”. Dello stesso parere il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang, che ha risposto ad un fuoco di fila di domande dei giornalisti stranieri affermando che “chi ha un figlio o sta per avere un figlio può capire” le ragioni dell’imposizione.
La conferma - Funzionari delle filiali cinesi di alcuni dei grandi produttori di pc, come la Dell e la Hewlett-Packard hanno confermato che stanno “discutendo col governo” sul modo di applicare la direttiva. Negli Usa, a Washington, quattro associazioni di produttori di pc - l’Information Technology Industry Council, la Software & Information Industry Association, la TelecommunicationsIndustry Association e la TechAmerica - hanno diffuso un documento col quale chiedono al governo di Pechino di “…riconsiderare l’applicazione del nuovo software obbligatorio per il filtraggio” e hanno aggiunto che “accoglierebbero con favore qualsiasi opportunità di un dialogo costruttivo”.

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