on 22 aprile 2009 by Marco Nicosia in social network, Commenti disabilitati
La moralità ai «tempi» di Twitter
Uno studio analizza l’attitudin e
del cervello a elaborare pensieri «etici» alla velocità dei nuovi media «sociali»
Ci vuole tempo, calma e spirito riflessivo per prendere decisioni giuste in situazioni che abbiano una valenza morale.
Il che significa che nell’era di Facebook e di Twitter tutto è più difficile e si rischia di prendere delle cantonate in termini etici.
Perché la velocità è nemica del senso morale, che ha bisogno per sua natura dei suoi tempi di decantazione. A sostenere questa verità non è solo il buon senso, ma uno studio di neuroscienziati del Brain and Creativity Institute della University of Southern California gui dati
da Antonio Damasio.
I ricercatori hanno studiato le emozioni collegate al senso etico, passando in esame la paura e il dolore, l’ammirazione e la compassione e sostenendo, come precisa Mary Helen Immordino-Yang (una delle prime autrici dell’articolo) che le decisioni che sono legate a questo tipo di emozioni vengono elaborate lentamente.
LO STUDIO – Gli scienziati californiani hanno monitorato l’attività cerebrale di tredici volontari, osservando con tecniche di visualizzazione neurologica le risposte del cervello in concomitanza di racconti che si riferivano a storie di vita intense, in grado di risvegliare emozioni primarie.
Quanto impiega il cervello umano per formulare una risposta di fronte a una storia che suscita apprezzamento o partecipazione dolorosa
? In media, monitorando i volontari, i neuroscienziati hanno riscontrato un tempo di reazione del cervello umano che vai dai sei agli otto secondi prima di elaborare una risposta completa a emozioni profonde di ammirazione o di sofferenza. Ma alla lentezza si accompagna anche una solidità e una longevità della risposta.
CONCLUSIONI – I risultati di questo studio, che verrà pubblicato sulla prossima edizione online di Proceedings of the National Academy of Sciences e che si intitola Neural Correlates of Admiration and Compassion, portano inevitabilmente a considerare i tempi delle scelte che hanno una valenza etica, partendo proprio da quello che è il tempo fisiologico di reazione del cervello umano a fronte di un’ emozione legata a una scelta morale.
Appare chiaro che i tempi della comunicazione digitale non sempre rispettano quelli umani e nel caso di azioni e reazioni con implicazioni etiche questa disparità diventa particolarmente vistosa.
Il costo emotivo della tempesta di informazioni che subiamo, specie in un cervello ancora in formazione, è troppo alto nell’era dei social network.
Emanuela Di Pasqua
14 aprile 2009
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